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venerdì 5 marzo 2010

Donna arrestata per stalking

Lo perseguitava senza sosta, attraverso messaggi e telefonate e lo seguiva ovunque andasse, facendosi aiutare persino dalla collaborazione di un investigatore privato.
E’ questo ciò che è successo a Palermo: un uomo, un istruttore di ballo caraibico, aveva visto la propria vita diventare un inferno, da un anno a questa parte, per colpa di una sua allieva, una ventinovenne che si era iscritta al suo corso di danza e da subito aveva dimostrato grandi attenzioni per lui.
Attenzioni che sono degenerate oltre ogni limite, portando l’uomo dapprima a cambiare il proprio numero di cellulare e poi invano a lasciare la propria città per un breve periodo, periodo dopo il quale la donna era diventata ancora più violenta, iniziando a calunniarlo e a colpirlo a pugni ogni volta che lo ritrovava in compagnia di altre giovani.

Fare stalking, ossia l’attività del perseguitare senza sosta una persona, è da considerarsi un reato anche in Italia a partire dal 23 febbraio 2010.
Come recita il codice penale, lo stalking “salvo che il fatto costituisca più grave reato”, cioè sia rivolto verso minori o sia recidivo o anche porti a conseguenze molto gravi sul soggetto bersaglio, è in genere ”punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.”
Spesso gli individui vittima dello stalking sono molestati da uno spasimante rifiutato o da un ex compagno, che li porta ad arrivare a trovarsi in uno stato perenne di ansia e paura e ad alterare le proprie abitudini di vita.
E’ considerato parte dello stalking anche l’invio eccessivo di messaggi tramite il telefono cellulare.

La donna di Palermo, che non esitava a mostrare una maglietta con scritto sopra ”I love” e il nome del maestro di ballo, è stata condannata agli arresti domiciliari, visto che l’uomo, stanco e stufo del comportamento ossessivo della allieva, che lo aveva portato all’esasperazione e lo aveva anche condizionato nello svolgimento della propria professione, aveva deciso di denunciarla per una seconda volta.

Come reagire allo stalking?
Si possono individuare varie regole fondamentali che possono indurre lo stalker a finire di compiere atti persecutori: è fondamentale che i soggetti che si ritengano colpiti da stalking non si dilunghino a parlare con la persona che li perseguita, in modo da non far fraintendere i loro comportamenti, ma siano decisi nell’esprimere il proprio “no” alla relazione voluta dallo stalker.
Il comportamento ideale è poi quello di mantenere l’indifferenza, poiché qualsiasi reazione, anche negativa, potrebbe incentivare e rinforzare l’ossessività del perseguitatore.
Ad esempio il cambiare il proprio numero di cellulare potrebbe essere un incentivo per lo stalker, come esemplifica la situazione accaduta al giovane maestro di ballo: la soluzione migliore sarebbe quella di tagliare in modo netto le conversazioni e di rispondere progressivamente meno alle telefonate, che si ricevono da parte del perseguitatore.
Tuttavia, in caso lo stalker non si quieti, è indispensabile rivolgersi alle Forze dell’Ordine, poiché i danni che si potrebbero subire, psicologici e non, sono molti.

domenica 17 maggio 2009

Forti polemiche sul videogioco dello stupratore: RapeLay

Dal Giappone il videogioco che insegna a perseguitare, molestare e violentare le donne. Facebook si schiera contro.

È stato lanciato sul mercato giapponese nel 2006 il videogioco RapeLay, che significa letteralmente "disposto allo stupro".
Un gioco che ha fatto nascere forti polemiche e che ora è arrivato anche in Italia, dove ha portato grande allarme e orrore, spingendo alcuni utenti di Facebook a fondare vari gruppi contro questa tremenda invenzione giapponese.
Il gruppo italiano di Facebook che ha ottenuto più successo a riguardo è "MOBILITAMOCI CONTRO RAPELAY, IL GIOCO DELLO STUPRATORE", ottenendo più di 11 mila iscritti.
I fondatori del gruppo, ossia lo staff di "Obittivo psicologia", hanno dichiarato che la loro strategia di sensibilizzazione ha come obiettivo la messa al bando del gioco nel nostro paese.

"Obiettivo Psicologia", difatti, scrive sul web: "Il giocatore-maniaco mette gli occhi su una famiglia composta solo da donne: madre e due figlie, una delle quali minorenne. [...] In America e in Gran Bretagna sono riusciti a bandirlo dai siti web. Polemiche furiose anche in Spagna, Germania e Irlanda. In Italia ancora non è stata intrapresa un'azione decisa e netta di contrasto del fenomeno. [...] Questo gruppo nasce quindi con l'intenzione di denunciare a chiare lettere questo genere di "prodotti" altamente diseducativi e pericolosi."

La diffusione del gioco è avvenuta attraverso il sito Amazon, un portale di commercio elettronico statunitense, e anche a causa di una serie di negozi che l'hanno messo in vendita.
Tuttavia questo gioco, purtroppo non è il primo dei tanti che inneggiano alla violenza, basta ricordare il gran numero di giochi dedicati ai combattimenti e alla vita criminale.
Le autorità dovrebbero prendere delle posizioni nette ostacolando la diffusione di questi giochi che non solo incitano a comportamenti devianti, ma anche causano l'isolamento dei giovani, che si trovano sempre più spesso chiusi in casa davanti ad uno schermo che simula una vita in 3D.

Gruppo di "Obiettivo psicologia" su Facebook: MOBILITAMOCI CONTRO "RAPELAY" IL GIOCO DELLO STUPRATORE
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