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sabato 29 agosto 2009

La Gelmini: professori in cattedra solo dopo tirocinio

"L'obiettivo è quello di avere docenti finalmente più preparati"."Ci sarà una selezione severa per chi ha in mano il futuro dell'italia."Il Ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini presenta le novità che saranno introdotte in ambito scolastico.

Dopo le norme comportamentali per gli studenti e il voto espresso in numeri, il Ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini si concentra sugli insegnanti prefiggendo due obiettivi principali da raggiungere nel breve termine: formare un corpo docente più preparato e abolire il precariato.

Due obiettivi che sono stati esplicitati in questi giorni al Meeting di Cl, che si è tenuto come ogni anno a Rimini, dove il Ministro ha anche dichiarato che la selezione degli insegnanti sarà severa e che saranno sostituite le vecchie Ssis, ossia le vecchie scuole di Specializzazione per l'insegnamento secondario, necessarie dopo il conseguimento di una laurea magistrale, da un anno di tirocinio attivo di 475 ore, che permetterà agli aspiranti docenti, guidati da un tutor, di entrare in relazione con gli studenti e di imparare quindi sul campo il loro mestiere.
Scelta divenuta necessaria visto che le Ssis, secondo il parere del Ministro, non solo rappresentano "un sistema di formazione obsoleto", perché non permettono di legare la teoria alla pratica, ma anche hanno portato ad incrementare il precariato, continuando a funzionare pure quando le graduatorie erano state chiuse.
Il Ministro dell'Istruzione ha affermato perciò che è indispensabile prevedere dei test d'ingresso per la laurea magistrale e cercare di stabilire in anticipo il numero dei nuovi docenti da formare in base al reale fabbisogno.
Inoltre gli insegnanti dovranno possedere competenze tecnologiche, conoscere la lingua inglese e seguire dei corsi che permetteranno loro di avere una preparazione nei confronti degli alunni con disabilità.

Per quanto riguarda la scuola d'infanzia e primaria servirà una laurea quinquennale e superare una prova d'accesso necessaria per conseguire la specifica abilitazione.

domenica 1 giugno 2008

Stage e formazione

Attualmente quasi tutti i giovani, per inserirsi nel mondo del lavoro, devono fare un passaggio obbligato: lo stage o il corso di formazione.
Lo stage è regolato dalla legge 196 del 1997 (Pacchetto Treu) e il suo obiettivo principale è quello di agevolare le scelte professionali di un individuo, oltre che quello di fornirgli competenze di base, tecnico-operative e trasversali.
Di solito i giovani italiani che decidono di fare uno stage, lo intraprendono anche durante il corso di studi, perché le università italiane danno la possibilità di ottenere dei crediti formativi (5 o 10 crediti).
Il periodo di formazione in azienda ha una durata che non va oltre i 12 mesi e viene promosso da determinati enti, come ad esempio università, agenzie di collocamento e centri di formazione, che si tengono in continuo contatto con le imprese.
L’ente promotore e l’azienda stipulano delle convenzioni che stabiliscono il progetto formativo: la durata del tirocinio, l’orario di lavoro, gli obiettivi e le modalità di svolgimento.
L’azienda, che decide di accettare nel suo organico un tirocinante, non ha nessun obbligo verso il medesimo: non deve quindi garantire né la retribuzione, né l’assicurazione, che invece viene fornita dall’ente promotore.
Tuttavia è possibile che il tirocinante ottenga un rimborso spese o dei buoni pasto.
Lo stagista, che può avere in definitiva qualsiasi età, viene seguito da due tutor: uno si occupa di coordinare le attività che devono essere svolte dal tirocinante in ambito aziendale, l'altro fa parte dell’ente promotore e si occupa di monitorare lo svolgimento dello stage.
Alla fine dello stage non è detto che ci sia un’assunzione da parte dell’azienda, anche se è possibile.
Il tirocinante però otterrà un documento che attesterà lo svolgimento dello stage e dichiarerà le competenze acquisite.
Inoltre, in alcuni casi, sarà richiesto allo stagista di svolgere una relazione finale, dove potrà esplicitare il proprio parere sull’organizzazione aziendale.

Quanti stagisti per azienda?
Un’azienda che ha 5 dipendenti può inserire all’interno della propria organizzazione soltanto uno stagista, invece, se ha un numero di dipendenti a tempo indeterminato, che va dai 16 ai 19, può avere due stagisti.
Se i dipendenti sono più di 20, gli stagisti possono essere il 10% del totale.

Per quanto riguarda la qualità effettiva di uno stage abbiamo capito che, in un certo senso, bisogna essere fortunati: è necessario capitare nell’azienda giusta, nel momento giusto.
Tutti gli intervistati dalla nostra redazione hanno affermato di aver iniziato degli stage con tante aspettative, ma solo pochi si sono mostrati realmente soddisfatti della formazione ricevuta.
Ecco alcune risposte significative.
A: "tutto dipende dall’azienda: se ti va bene riesci ad inserirti in un ambiente positivo, dove trovi qualcuno che voglia insegnarti qualcosa, se no, se l’azienda ha già poco lavoro, ti trovi a stare 8 ore... senza far nulla e pure gratis..."
B: "è una perdita di tempo... passo 8 ore ad abbagliare, da solo, davanti ad un computer da 2 settimane"
C: "ora ci lavoro e quando ho fatto lo stage si sono dimostrati molto professionali..."
D: "c’è chi fa fare più ore di lavoro ai tirocinanti ricattandoli in qualsiasi modo..."
F: "...sfruttano lavoro non retribuito."